Taormina dietro la cartolina: il teatro greco al tramonto e l'arte siciliana del rallentare
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Taormina dietro la cartolina: il teatro greco al tramonto e l'arte siciliana del rallentare

Sotto la cima dell'Etna, un anfiteatro di pietra che da duemila anni accoglie tragedie, opere e oggi anche silenzi. Una guida per fuori-stagione, oltre il flusso del corso pedonale.

Redazione OtiumWeek· Otium Editor· 1 maggio 20264 min di lettura

La cima della cartolina

Taormina ha un problema che si chiama successo. Da almeno due secoli, da quando i viaggiatori inglesi del Grand Tour la scoprirono e ne fecero la tappa siciliana per eccellenza, il borgo arroccato sulla cima del monte Tauro è una delle destinazioni più note d'Italia. Goethe la descrisse nel suo Italienische Reise; D.H. Lawrence vi scrisse parte di una sua opera; Truman Capote vi soggiornò; Greta Garbo ci passò inverni. Negli ultimi decenni, la lista è continuata con tutto il jet set che il sud Italia possa attrarre.

Il risultato, oggi, è una città-vetrina. Il corso Umberto, il decumano principale, è una passeggiata pedonale di un chilometro e mezzo dove si concentrano boutique di alta moda, gioiellerie, gelaterie storiche, ristoranti panoramici. Nelle ore di punta dei mesi estivi, attraversarla in linea retta richiede mezz'ora. È bello, ma non è otium.

L'otium, a Taormina, comincia quando il flusso si dissolve. E si dissolve in due momenti: nelle stagioni di transizione (ottobre-novembre, marzo-aprile) e — anche in alta stagione — nelle ore tarde, dopo le sette di sera, quando i bus crocieristici da Catania e Messina sono ripartiti.

Il teatro: due ore prima del tramonto

L'asset principale del borgo è il Teatro Antico, comunemente detto "teatro greco" anche se la sua attuale configurazione è il risultato di una ristrutturazione romana del II secolo dopo Cristo. Costruito a strapiombo sul mare, su una terrazza naturale a 250 metri di quota, è uno dei pochi anfiteatri antichi del Mediterraneo a conservare lo skene — il muro di scena — quasi intatto. Da lì, attraverso le aperture del proscenio, si vede la baia di Naxos e, alle spalle, il cono dell'Etna fumare quietamente.

Visitarlo non basta. Il teatro va vissuto a una specifica ora del giorno: due ore prima del tramonto. È in quel momento — quando il sole cala dietro la collina occidentale e proietta sulle pietre dei sediii un bagliore arancio — che la pietra calda del calcare locale rilascia la luce accumulata e l'intero anfiteatro sembra fluttuare sopra il mare. La temperatura cala, le rondini volteggiano sopra l'arena, e il rumore della città scompare.

D'estate, il teatro ospita una stagione di concerti e opera che attira pubblico internazionale. Sono spettacoli di livello alto, ma riempiono il luogo di luci di scena, palchi tecnici, allestimenti che alterano la scala originale. Se l'obiettivo è vedere il teatro per quello che è, fuori dagli eventi, il fuori stagione è obbligato.

Il borgo svuotato

Una passeggiata serale lungo via di Giovanni — la via parallela al corso, meno frequentata — porta a scoprire una Taormina di vicoli laterali, balconi pieni di gerani, scalinate che scendono verso il piazzale Sant'Antonio. Sono spazi che durante il giorno passano inosservati per la concentrazione dell'attenzione sulle vetrine del corso, ma che la sera ritrovano una scala domestica.

I palazzi nobiliari del centro storico — palazzo Corvaja, palazzo Duchi di Santo Stefano, palazzo Ciampoli — sono parte di un patrimonio architettonico medievale e rinascimentale che il borgo conserva quasi per inerzia, dietro la cortina della modernità turistica. Visitarli a freddo (il pomeriggio tardo di un giorno feriale fuori stagione) significa avere ampie sale praticamente per sé.

Castelmola, l'altopiano sopra Taormina

Per chi ha tempo, vale la pena salire ancora di una quota. Castelmola, il piccolo borgo che sta sopra Taormina a 530 metri, si raggiunge in autobus o in macchina con una strada a tornanti. È un paese piccolo, di poche centinaia di abitanti, costruito intorno ai resti di un castello normanno. La piazza centrale ha una vista che è probabilmente la più completa di tutta la Sicilia orientale: il borgo di Taormina sotto, la baia di Naxos, l'Etna, il mare.

Castelmola è anche conosciuto per il suo vino alla mandorla, una specialità locale dolce, e per bar storici come l'antico caffè San Giorgio, le cui tappezzerie e mobili in legno sono rimasti fermi a un'estetica anni Cinquanta. Una sosta qui, di pomeriggio, vale la salita.

L'Etna come presenza costante

L'Etna è ovunque a Taormina. Visibile dalle terrazze degli alberghi, dai belvedere, dal teatro, dal corso. Cambia colore con l'ora del giorno — bianco di neve in inverno, marrone di lava in estate, rosato all'alba — e a volte fuma, soprattutto nei mesi invernali quando l'attività del cratere centrale è più intensa. Per i taorminesi è una presenza talmente abituale da essere quasi ignorata; per il viaggiatore è una scenografia perpetua.

Per chi vuole avvicinarcisi davvero, Taormina è una buona base. Catania è a un'ora di macchina, e da lì partono le strade per il Rifugio Sapienza (versante sud, 1900 metri) o per Linguaglossa (versante nord, 1300 metri). Una giornata sull'Etna, anche a quota bassa, completa l'esperienza siciliana e restituisce le proporzioni: Taormina è una città piccola; il vulcano che la accompagna è una montagna di tremila metri di altezza, attiva, viva.

Quando, come, dove dormire

I mesi giusti per Taormina sono ottobre, novembre, aprile, maggio. La luce è bassa e dorata, le temperature consentono passeggiate lunghe, le terrazze sono ancora aperte. L'inverno è praticabile ma più piovoso. L'estate, salvo per chi va specificamente per i concerti del teatro, è da evitare.

Per dormire, evitare i grandi hotel di lusso del corso (sono spettacolari ma fanno parte del flusso) e cercare invece le piccole pensioni storiche del centro: edifici di tre o quattro piani con pochi room, spesso ricavati da palazzetti dell'Ottocento. La differenza è il silenzio: la mattina, ti sveglierai con il rumore delle campane di San Pancrazio invece che con il vociare del corso.

Ed è questo il senso del fuori stagione a Taormina: non vedere meno, ma sentire meglio.

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