Cinque Terre dall'alto: il sentiero alto, i vigneti terrazzati, e il vero ritmo dei borghi liguri
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Cinque Terre dall'alto: il sentiero alto, i vigneti terrazzati, e il vero ritmo dei borghi liguri

Lasciare la stazione e il Sentiero Azzurro affollato, salire ai terrazzamenti, attraversare i vigneti dello sciacchetrà. Un'altra Cinque Terre, fatta di gradoni, mare a picco e silenzio.

Redazione OtiumWeek· Otium Editor· 1 maggio 20264 min di lettura

Il problema delle Cinque Terre

Per chi le visita per la prima volta, le Cinque Terre sono una rivelazione: cinque borghi colorati incastonati nella scogliera ligure, collegati da una linea ferroviaria che si tuffa dentro le gallerie e riemerge sul mare. È difficile non innamorarsi della prima vista di Manarola dal piazzale di Volastra, o di Vernazza dalla curva del sentiero che scende sopra il porto. Eppure, chi ci torna spesso lo sa: la magia funziona solo se si trova un modo per lasciare il flusso.

Il flusso è la linea ferroviaria, sono i traghetti che attraccano a Monterosso e Vernazza nei mesi estivi, è il Sentiero Azzurro — il celebre tracciato che collega i cinque borghi a metà costa — quando è praticabile (e spesso non lo è, per le frane periodiche dell'ultimo decennio). In alta stagione, attraversare un borgo come Manarola tra le dieci del mattino e le sei della sera significa partecipare a un movimento collettivo lento, dove ogni angolo è già stato fotografato e ogni gelateria ha la fila.

C'è però un'altra strada. È quella verticale, dei sentieri alti, dei vigneti terrazzati che salgono dai borghi verso le quote dei 500-600 metri. È la via dei contadini, prima che diventasse la via dei viaggiatori. Ed è la via dove, fuori stagione, si può ancora camminare per un'ora intera senza incontrare nessuno.

Il sentiero alto, una geografia inversa

Il "sentiero alto" non è un singolo tracciato ma una rete. Il principale è il Sentiero Rosso, che corre lungo la cresta dei monti tra Levanto e Portovenere, a quote tra i 400 e i 700 metri. Da questo si dipartono i sentieri di collegamento verso ciascun borgo: il sentiero 506 da Monterosso a San Bernardino, il 507 da Vernazza a Volastra, il 502 da Manarola a Volastra, il 501 da Riomaggiore al santuario di Montenero.

La logica del cammino si inverte. Invece di percorrere la costa orizzontalmente, si sale e si scende verticalmente: dal borgo al santuario di quota, e poi dal santuario di nuovo al borgo successivo. Ogni salita è di 30-40 minuti. Ogni discesa, di 20-30. Le distanze in linea retta sono brevi, ma il dislivello cumulato di una giornata può arrivare ai 1000 metri. Non è un trekking facile.

Quello che si guadagna è una vista che dal mare non esiste. Si vede l'altopiano coltivato che corre alle spalle dei borghi: i terrazzamenti dello sciacchetrà, il vino raro delle Cinque Terre, sopravvissuti grazie a un lavoro manuale di restauro continuo dei muretti a secco. Si capisce che questi borghi non sono nati come destinazione turistica: sono nati come fronte mare di un'agricoltura di montagna.

Tre borghi, tre approcci

Vernazza è quello che si lascia leggere meglio dall'alto. Salire da Vernazza a Volastra (sentiero 507, circa due ore con calma) significa attraversare uno dei più estesi sistemi di terrazzamenti vitati del Mediterraneo. Si cammina su lastre di pietra serena, tra muretti a secco alti come spalliere e filari di vermentino, bosco e albarola. Ogni tanto un cartello indica un cantiere di ricostruzione: i muretti crollati per i nubifragi del 2011 sono in restauro permanente, in parte grazie a fondi pubblici, in parte attraverso adozioni private.

Manarola è il borgo più scenografico dei cinque, e il più affollato per ora del giorno. Si difende salendo: la salita verso il santuario di Nostra Signora della Salute (sentiero 506, una mezz'ora) porta a una cappella isolata in mezzo ai vigneti, con un belvedere che è probabilmente il punto di vista più completo sull'arcipelago dei borghi. Si vede Manarola sotto, Corniglia in lontananza, e nelle giornate limpide perfino il Tino e il Tinetto verso La Spezia.

Riomaggiore si raggiunge dall'alto attraverso il sentiero 501 da Volastra. È una camminata lunga (tre ore circa), che attraversa la cresta dei monti e poi scende a Riomaggiore con un percorso a tornanti che si apre sul mare. È la più impegnativa delle tre, ma anche la più ricca dal punto di vista paesaggistico: si attraversa pineta, macchia mediterranea, vigneto, oliveto, e infine il borgo a picco sul mare.

Lo sciacchetrà, il vino del miracolo

Una parola sui vigneti. Lo sciacchetrà è un vino dolce passito prodotto solo nelle Cinque Terre, da uve di vermentino, bosco e albarola raccolte tardivamente, lasciate appassire su graticci e poi vinificate. La produzione totale annuale si aggira intorno alle poche migliaia di bottiglie — è uno dei vini italiani più rari — perché la viticoltura locale è completamente manuale: i vigneti sono terrazzati su pendii che sfiorano i sessanta gradi di pendenza, e ogni operazione, dalla potatura alla vendemmia, si fa a mano.

Per assaggiarlo non basta comprarlo nel primo enotega del borgo. Bisogna salire a una delle cantine in quota — quelle del consorzio Cinque Terre a Volastra, o le piccole produzioni familiari sparse — e farsi raccontare il processo. È una forma di turismo che non ha niente in comune con il flusso ferroviario di sotto.

Il consiglio operativo

Per fare l'esperienza alta delle Cinque Terre serve una pianificazione minima. Le scarpe da trekking sono indispensabili: i sentieri sono pietrosi, irregolari, scivolosi dopo la pioggia. Acqua e cibo sono ottimali (sui sentieri non si trovano rifornimenti, o sono rari). Una cartina cartacea o un'app offline come OsmAnd è preferibile a Google Maps, che spesso sbaglia i tracciati.

I mesi ideali sono maggio, giugno, settembre, ottobre. In luglio e agosto fa troppo caldo per i sentieri esposti. In inverno alcuni tratti chiudono per smottamenti.

Dormire in un borgo (Vernazza o Manarola sono le scelte più poetiche), non in città a Levanto o La Spezia. Le notti senza folla, in queste cinque case di pietra appoggiate al mare, sono la vera ricompensa di chi ha avuto la pazienza di cercare l'alto invece del basso.

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