Gravina in Puglia: Mel Gibson, il canyon e le quarantotto chiese scavate nella roccia
reportagePuglia

Gravina in Puglia: Mel Gibson, il canyon e le quarantotto chiese scavate nella roccia

Da aprile a metà maggio 2026 la cittadina pugliese — quarantatremila abitanti, sul confine murgiano — ha ospitato la troupe del sequel di 'The Passion of the Christ'. Il regista ha trovato qui, nella gravina-canyon scavata dal torrente omonimo, il paesaggio biblico che cercava. Ma Gravina vale anche senza il cinema: lo dimostra Federico II che la chiamò 'giardino di delizie' nel 1223.

O
OtiumWeek EditorialRivisto e approvato
· 18 maggio 20267 min di lettura

Quando un regista americano torna in un paese di diecimila anime

In un giorno di aprile 2026, una troupe cinematografica internazionale è arrivata a Gravina in Puglia — quarantatremila abitanti, provincia di Bari, ai margini settentrionali del Parco dell'Alta Murgia — e si è messa a montare gru, telecamere, gruppi elettrogeni nei pressi del Ponte dell'Acquedotto. A dirigere il set, Mel Gibson.

Le riprese, finite a metà maggio, fanno parte di "The Resurrection of the Christ" — il sequel di quel "The Passion of the Christ" che nel 2004 incassò oltre seicento milioni di dollari nel mondo e fu girato in parte a Matera. Ventidue anni dopo, Gibson è tornato nelle stesse terre per raccontare ciò che la Passione non aveva narrato: i giorni della risurrezione, il viaggio di Emmaus, il miracolo di san Paolo sulla strada di Damasco.

Le location pugliesi del nuovo film sono Gravina, Ginosa, Torre Guaceto, Brindisi — più Matera e Craco in Basilicata, più la base operativa di Cinecittà. Ma a Gravina sono state girate alcune fra le scene più visivamente importanti: la regia ha cercato per mesi paesaggi che potessero somigliare alla Giudea biblica, e l'ha trovata nel canyon del torrente Gravina.

Il film uscirà nelle sale fra il 2027 e il 2028. L'effetto turistico atteso — vale la pena dirlo apertamente — è enorme. Matera dopo The Passion ha avuto un decennio di crescita ininterrotta del turismo internazionale. Gravina si prepara a un fenomeno simile.

Vale la pena tornarci anche senza il cinema

Detto questo, Gravina sarebbe stata interessante anche se Mel Gibson non ci fosse mai arrivato. È una città stratificata su almeno cinque epoche, ognuna ancora leggibile nel paesaggio: preistorica nelle gravine (i canyon carsici scavati nella roccia calcarea), romana (la Sidicinum romana sulla via Appia), bizantino-altomedievale (le chiese rupestri scavate nella roccia), federiciana (Federico II la chiamò "giardino di delizie"), barocca tardo-secentesca (il ponte acquedotto che è diventato icona).

Qui le cose principali da vedere.

Il Ponte dell'Acquedotto

È l'immagine simbolo della città: un ponte ad archi alto trentasette metri, lungo novanta, largo cinque e mezzo, costruito fra la fine del Seicento e i primi del Settecento dalla famiglia Orsini che dominava il feudo. La funzione era doppia: portare l'acqua alla città dal versante opposto della gravina, e permettere ai pellegrini di raggiungere a piedi il Santuario della Madonna della Stella, scavato nella roccia sul lato esterno del canyon.

Si attraversa ancora oggi a piedi. Da sopra il ponte, lo sguardo cade per trentasette metri nel canyon sottostante. Sotto, lo scenario è quello che ha convinto Hollywood: una valle sassosa, vegetazione mediterranea sparsa, grotte, sentieri, e il torrente Gravina che scorre quasi invisibile fra le rocce.

Le chiese rupestri (quarantotto in totale)

Gravina ha quarantotto chiese rupestri documentate — uno dei patrimoni più ricchi di edilizia di culto sotterranea d'Italia, secondo solo a Matera. Furono scavate fra il VI e l'XI secolo dai monaci basiliani in fuga dalle persecuzioni iconoclaste bizantine, e poi continuate nei secoli successivi dalla popolazione locale che si rifugiava nelle grotte per ragioni difensive.

La più importante è San Michele delle Grotte, scavata direttamente nel costone della gravina su tre livelli. Si entra attraverso una scala stretta, si scende in una navata sotterranea con arcate scolpite nel tufo, e si arriva all'altare. La luce arriva da fessure laterali e da un'apertura zenitale. Affreschi del IX-XI secolo ricoprono parte delle pareti, parzialmente conservati. La temperatura interna resta sui 14-16 gradi anche d'estate.

L'Associazione Gravina Sotterranea organizza visite guidate alle chiese rupestri principali (ingresso 8-10 euro, comprensivo di guida). Non tutte sono visitabili — alcune sono in zone non messe in sicurezza.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta

Fondata nel 1092 dai Normanni come chiesa madre della diocesi di Gravina. Distrutta da un incendio nel 1447, ricostruita nel 1482 in stile gotico-pugliese, poi rimaneggiata in barocco nel Seicento-Settecento. È un edificio chiaramente stratificato: facciata romanico-gotica, soffitto a cassettoni intagliati in legno con dipinti settecenteschi, alcuni capitelli capitellici originali del XII secolo, una cripta paleocristiana.

Il pezzo più memorabile è la statua del Compianto, gruppo scultoreo in pietra leccese del XV secolo — otto figure a grandezza naturale attorno al corpo di Cristo deposto, in pose di dolore composte e sceniche. Una delle migliori opere di scultura tardogotica del Mezzogiorno.

Il Castello federiciano (a un chilometro dal centro)

Federico II di Svevia fece costruire nel 1223 un castello di caccia su una collina a un chilometro dal centro storico, in una zona ricca di selvaggina. Era una delle sue residenze preferite — chiamò Gravina "giardino di delizie". Il castello è ridotto allo stato di rudere imponente (il terremoto del 1456 e i secoli successivi non sono stati gentili), ma le pareti perimetrali e le torri d'angolo sono ancora in piedi.

Si visita solo dall'esterno. Vale la pena per la posizione: dalla collina, panorama a 360 gradi sulla Murgia.

Il Museo Pomarici Santomasi

Nel palazzo nobiliare seicentesco dei Pomarici Santomasi, in centro città. Collezione archeologica (reperti dauni, peuceti, romani), pinacoteca con opere dei secoli XV-XVIII, e — la sezione più visitata — un'oasi etnografica sulla civiltà contadina della Murgia: attrezzi, costumi, ricostruzioni di case rurali. Biglietto 5 euro, visita 1-1.5 ore.

La gravina (il canyon che dà il nome alla città)

Vale la pena un cenno separato. La "gravina" — termine geografico locale — è il canyon carsico naturale che attraversa il territorio. È lungo circa 7 chilometri, profondo fino a 100 metri in alcuni tratti, scavato da un torrente che oggi è quasi sempre asciutto ma in passato era perenne. La città di Gravina deve a questo canyon il suo nome, la sua difesa naturale, e gran parte della sua identità.

Il fondo della gravina è percorribile a piedi con un sentiero CAI (segnavia 503), che parte dal Ponte Acquedotto e arriva in circa due ore di cammino fino al Santuario della Madonna della Stella. L'escursione richiede scarpe da trekking (il fondo è roccioso, in alcuni punti scivoloso) ed è particolarmente bella da aprile a giugno (vegetazione attiva, cascatelle stagionali) e in ottobre-novembre (clima fresco).

Quando andarci (e quando NO)

Periodi consigliati:

  • Aprile-giugno: clima ideale (15-25°C), murgia in fioritura, ulivi in piena produzione, pochi turisti
  • Settembre-ottobre: vendemmia in corso nelle campagne, temperature ancora calde ma non opprimenti, ottimi prodotti stagionali
  • Inverno mite: 8-15°C, nessuno in giro, atmosfera contemplativa. Le chiese rupestri restano fresche ma sopportabili

Da evitare:

  • Luglio-agosto: caldo intenso (35-40°C non sono rari), niente ombra in gravina, alcune chiese chiuse per ferie

Effetto Mel Gibson: nei prossimi due-tre anni, in coincidenza con l'uscita del film, aspettarsi un aumento del turismo internazionale. Chi vuole vedere Gravina prima dell'onda, conviene andare nel 2026 stesso, o all'inizio del 2027.

Cosa mangiare

Gravina è in zona di forte cucina pugliese rurale. Da provare:

  • Le orecchiette con le cime di rapa — versione locale, condita con olio e aglio della Murgia
  • Il fave e cicorie — purè di fave secche con cicorie selvatiche bollite, piatto contadino tipico
  • Il pane di Altamura DOP — prodotto a 24 km, comprato fresco in mattinata. Vedi anche il nostro pezzo dedicato
  • I "cardoncelli" — funghi della Murgia, raccolti da settembre a maggio nei boschi murgiani
  • Il vino Aglianico del Vulture — non locale (è del Vulture, Basilicata), ma il vino di riferimento delle trattorie locali

Trattorie tipiche nel centro storico: 15-30 euro a persona per un pasto completo. Forno in centro per il pane appena uscito, mattina e pomeriggio.

Come arrivarci

  • Da Bari: 60 km a sud-ovest via SS96 — 50 minuti
  • Da Matera: 30 km a est — 30 minuti
  • Da Altamura: 24 km a est — 25 minuti (combinabile in giornata)
  • Treno: stazione Gravina sulla linea Bari-Altamura-Matera. Treni frequenti
  • Aeroporti: Bari Karol Wojtyła (75 km), Brindisi (130 km)

Dove dormire: pochi alberghi nel centro storico (3-4 boutique hotel in palazzi nobiliari, 80-150 €/notte). B&B nel centro o nelle campagne circostanti (40-70 €). Masserie storiche nella Murgia attorno, alcune con piscina e produzione agricola propria (90-200 €/notte).

Combinazione classica: Gravina + Altamura + Matera in tre giorni. Le tre città distano fra loro fra 24 e 45 chilometri, sono complementari (Gravina = chiese rupestri e canyon; Altamura = pane DOP e cattedrale federiciana; Matera = i Sassi UNESCO), e raccontano insieme una porzione di Italia che molti italiani non conoscono.


Dati pratici

  • Dove: Gravina in Puglia (BA), Puglia, ai margini del Parco dell'Alta Murgia
  • Quando: primavera-autunno; il film uscirà 2027-2028 con probabile aumento turismo
  • Cosa visitare: Ponte Acquedotto (gratuito), chiese rupestri (8-10 € visita guidata), Cattedrale (gratis), Castello (esterno gratis), Museo Pomarici Santomasi (5 €)
  • Tempo necessario: una giornata intera, due se si include la discesa nel canyon e il santuario della Madonna della Stella

Questo articolo è stato generato con l'ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e successivamente revisionato, verificato e approvato dalla redazione di OtiumWeek. In conformità con l'AI Act dell'Unione Europea (Regolamento UE 2024/1689, Art. 50), informiamo i lettori che il contenuto è prodotto con tecnologie AI. La responsabilità editoriale resta della redazione di OtiumWeek.it.