
Civita di Bagnoregio: la città che muore lentamente, e proprio per questo vale di andarci ora
Sospesa su un calanco di tufo nella Tuscia viterbese, accessibile solo da un ponte pedonale di trecento metri. Cosa vedere, quando andare, perché contribuire.
Il ponte come soglia
A Civita di Bagnoregio non si arriva: si entra. Il paese è seduto su uno sperone di tufo isolato dal resto della collina, e l'unico modo di raggiungerlo è un ponte pedonale lungo trecento metri che si stacca dalla città nuova di Bagnoregio e attraversa una valle di calanchi color cenere. Camminando, lo sperone di Civita si avvicina lentamente, e il rumore del traffico — alle vostre spalle — si dissolve in pochi minuti.
Quando varcate la Porta di Santa Maria in cima al ponte, siete in un altro tempo. Civita conta poco più di una decina di residenti permanenti. Gli edifici, in tufo e mattoni medievali, sono fragili: lo sperone si sgretola di un metro per decennio, e l'antica via che collegava Civita al resto della Tuscia è caduta nel vuoto secoli fa. È per questo che lo scrittore Bonaventura Tecchi, originario del posto, l'ha chiamata negli anni Trenta la città che muore. Il nome è rimasto.
Cosa vedere
Il borgo si percorre interamente in trenta minuti: ha due piazze, una chiesa romanica (San Donato, con un Cristo ligneo del Cinquecento), poche vie laterali. Quello che vale è il ritmo. Sedete su uno dei muretti di Piazza San Donato, ascoltate il silenzio (interrotto solo dal vento che sale dai calanchi), poi scendete verso le grotte etrusche sul fianco sud — usate per millenni come cantine e magazzini di olio.
Tre cose da non saltare:
- Il Belvedere di San Francesco Vecchio, all'estremità ovest del paese: vista a 270° sui calanchi e sulla Tuscia
- La cantina del Cardinale Bessarione, scavata nel tufo, ancora attiva come esposizione enologica
- Il piccolo Museo Geologico sui processi che stanno consumando lo sperone
Quando andare
L'ideale è la mezza stagione, e in particolare due finestre:
- fine aprile / maggio — i calanchi sono coperti di ginestre gialle, le temperature ancora fresche
- ottobre — la luce diventa color rame, e nei boschi attorno cresce il tartufo della Tuscia
Evitate il fine settimana di agosto: Civita è uno dei luoghi più instagrammati d'Italia e nei picchi turistici la qualità della visita si abbassa drasticamente. Andate al mattino presto (apertura ore 8:00) o nel tardo pomeriggio dopo le 17:00, quando i pullman organizzati ripartono.
Cosa mangiare
Cinque locali in tutto il paese, due meritano la deviazione:
- Antico Forno Antimo — pane di Civita cotto a legna, panini con pecorino e cinghiale
- L'Hostaria del Ponte (in Bagnoregio nuova, prima del ponte) — cucina viterbese tradizionale, ottime fettuccine al ragù di lepre, prezzo onesto
Info pratiche
- Ingresso: 5 € (contributo che finanzia il consolidamento dello sperone)
- Come arrivare: in auto da Roma (1h30, A1 uscita Orvieto + SS71), parcheggi sulla strada di accesso a Bagnoregio, da lì 10 minuti a piedi al ponte. Da Orvieto: navetta autobus stagionale.
- Quanto restare: minimo 2 ore, ideale mezza giornata combinata con Bolsena o con la stessa Orvieto (a 20 km).
- Dove dormire: in Civita ci sono tre strutture (5-7 stanze totali), molto richieste. In alternativa, Bagnoregio nuova o Orvieto.
Articolo redazionale OtiumWeek per la rubrica Borghi. Le indicazioni pratiche sono verificate al maggio 2026: il contributo di ingresso e la viabilità del ponte possono variare durante interventi di consolidamento, verificare sul sito del comune di Bagnoregio.


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