Rebecca all'HangarBicocca: Benni Bosetto e la casa-corpo che resiste al tempo lineare
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Rebecca all'HangarBicocca: Benni Bosetto e la casa-corpo che resiste al tempo lineare

Allo Shed di via Chiese, l'artista lecchese trasforma 24.000 metri quadri di archeologia industriale in un'abitazione femminile abitata, dove il corpo e l'architettura coincidono. Fino al 19 luglio 2026.

Redazione OtiumWeek· Otium Editor· 1 maggio 20266 min di lettura

Una casa che respira

Lo Shed dell'HangarBicocca, lo sai prima ancora di entrarci, non è una galleria. È una scatola industriale lunga ottanta metri, soffitti di otto metri e mezzo, capriate metalliche dipinte di grigio antracite, e una luce zenitale filtrata che cambia col cielo di Milano. È uno spazio che non chiede mai delicatezza: chiede scala, chiede misura, chiede al lavoro che lo abita di reggere alla propria architettura.

Quando varchi la soglia per entrare in Rebecca, la prima grande mostra istituzionale di Benni Bosetto, accade però una cosa che non ti aspettavi. Lo Shed si è ammorbidito. Le pareti hanno preso a respirare lentamente, come se qualcuno le avesse persuase a rallentare. Non è più una scatola industriale: è una casa. Una casa abitata, attraversata da stanze e corridoi che si raccontano l'un l'altro a mezza voce, in un linguaggio fatto di stoffe, disegni a matita, ceramiche, sussurri.

Ti fermi sulla soglia. È una soglia, non un ingresso. È la prima informazione che la mostra ti restituisce: qui dentro non si entra, si abita.

Rebecca, la donna che non c'è

Il titolo è il prestito letterario di un romanzo del 1938. Rebecca, di Daphne du Maurier, è la storia di una casa nella quale la donna che le ha dato l'anima non c'è più — è morta — e tuttavia continua ad abitarla in ogni stanza, in ogni profumo lasciato nei tessuti, in ogni ombra che la nuova padrona, una giovane ragazza appena sposata, attraversa in punta di piedi.

Bosetto prende quella casa e le restituisce un corpo. Lo Shed, che non era mai stato pensato per essere abitato, diventa un'abitazione femminile: stanze, pareti e superfici si animano, restituendo allo spazio una dimensione privata e quasi domestica. La casa non è più metafora: è un organismo vivente, un corpo femminile architettonico nel quale il corpo umano e l'ambiente che lo contiene si fondono in una relazione intima, continua, e in fondo erotica.

Non è una mostra che parla del corpo: è una mostra che lo è.

Le stanze del corpo

Le installazioni si susseguono come le camere di un'abitazione che non finisce. Corridoio orgonico (2026) è il primo passaggio, un budello stretto e tessile che ti costringe a rallentare il passo e a calibrare il respiro. Porta sussurri (2026), che si apre poco oltre, è una soglia parlante: avvicini l'orecchio al disegno e ascolti, o credi di ascoltare. È quella lieve cessione del controllo sensoriale che le buone mostre ti chiedono prima ancora di mostrarti l'opera vera.

Porta della spogliarellista (2026), Le cellule (2026), Gli occhi (2026) e Confessionale animale (2026) costruiscono via via la geografia di una casa che è anche un corpo: la bocca, gli occhi, le cellule, la confessione. Ogni elemento ha valenza simbolica, ma la simbologia non è programmatica — non ci sono didascalie didattiche, non c'è una mappa concettuale che ti dice dove guardare. Sei tu che, camminando, ricostruisci l'organismo.

L'opera che chiude e in qualche modo riassume il percorso è La bocca (2022): una scultura più antica, riportata qui per dialogare con i lavori nuovi. È la prova, se ce ne fosse bisogno, che Bosetto sta lavorando da anni a un'unica grande domanda — come si fa, oggi, a abitare un corpo? — e che Rebecca è una stazione, non un punto di arrivo.

Il Tango come atto politico

Una volta a settimana lo Shed cambia funzione. Tango (II version), la performance che Bosetto ha pensato come parte integrante della mostra, riempie le stanze di ballerini amatoriali — non professionisti, non danzatori contemporanei, ma persone qualunque che hanno scelto di partecipare — vestiti con copricapi che raffigurano animali e piante. La coreografia è dichiaratamente interspecie: l'umano e il non umano si avvicinano, si studiano, si toccano, danzano insieme.

L'innamoramento, dice Bosetto nei testi della mostra, è un processo di intossicazione. Una perdita parziale di controllo, una cessione fisica e cognitiva al sentimento dell'altro. Tradurre questa perdita di controllo in coreografia, e farla ballare a persone non professioniste, è un atto politico. È un modo per dire che la sfera dei sentimenti, della fantasia, del riposo, non appartiene alla velocità produttiva ma a un tempo soggettivo che va riconquistato.

Il calendario delle performance è settimanale. Vale la pena pianificare la visita per coincidere con uno dei giorni di Tango: la mostra si vede comunque, ma è in quei pomeriggi che il dispositivo si attiva del tutto.

L'artista

Benni Bosetto è nata a Merate, in provincia di Lecco, nel 1987. Vive e lavora a Milano. La sua pratica si muove tra disegno, scultura, installazione e performance, e ha al suo centro le questioni che attraversano Rebecca: la fisicità dei corpi, l'identità, la coesistenza fra individui, organismi e specie. Il disegno, in particolare, è realizzato interamente a mano, in mesi di lavoro — una scelta lenta che è anche, programmaticamente, una posizione politica.

Le mostre personali precedenti — al MAMbo di Bologna nel 2022, a Villa di Geggiano vicino a Siena lo stesso anno, al Kunstraum di Londra nel 2019, alla Fonderia Battaglia di Milano nel 2018 — avevano già tracciato la strada. Rebecca è il primo grande riconoscimento istituzionale, e arriva nello Shed dell'HangarBicocca, il luogo che la Fondazione Pirelli ha storicamente dedicato agli artisti emergenti italiani.

Le mostre collettive raccontano la stessa parabola: MAXXI L'Aquila, Castello di Rivoli, Villa Medici a Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Bosetto è un'artista che è già nel circuito alto della scena italiana, ma Rebecca è il primo lavoro nel quale lo è in scala monografica, in uno spazio che le permette di costruire un'opera totale.

Un riparo dal tempo lineare

Il filo che attraversa la mostra è la resistenza al tempo lineare. Non è una rivendicazione retorica: è un dispositivo che il visitatore esperisce direttamente. Rebecca è una mostra lenta. Non si attraversa in venti minuti. Le installazioni chiedono di fermarsi, di abbassare la voce, di lasciar decantare un'opera prima di passare alla successiva. Lo Shed, che potrebbe attraversarsi in quattro minuti, qui si abita per un'ora abbondante.

In questo, Rebecca è una mostra perfettamente in dialogo con quel concetto di otium che dà il nome a questo magazine: un tempo non produttivo, non occupato, non misurato in unità lavorative — un tempo dedicato a sognare, riposare, riconquistare la fantasia. Bosetto lo dice con le sue stanze, con il suo Tango interspecie, con i suoi Corridoi orgonici. Il visitatore lo capisce con il proprio corpo.

Informazioni pratiche

Sede: Pirelli HangarBicocca, Shed. Via Chiese 2, 20126 Milano. Metro M5, fermata Bicocca.

Periodo: 12 febbraio – 19 luglio 2026.

Orari: giovedì-domenica, 10:30–20:30 (ultimo ingresso 19:30). Lunedì, martedì e mercoledì chiuso.

Ingresso: gratuito. La prenotazione online è consigliata per evitare attese, soprattutto nei pomeriggi di Tango e nei weekend.

Visite guidate: 8,00 €. Gratuite per i Member e per gli under 18.

Catalogo: 35,00 €, con un testo critico di Milovan Farronato. In vendita al bookshop dell'Hangar.

Avvertenza: la mostra contiene rappresentazioni della sessualità e del corpo. È una scelta artistica esplicita e coerente con la ricerca di Bosetto; chi visita con bambini è invitato a tenerne conto.

Per il calendario completo delle performance di Tango e per la guida in PDF della mostra, pirellihangarbicocca.org è la fonte ufficiale.


Articolo redazionale curato da OtiumWeek. Le immagini di repertorio non documentano direttamente l'allestimento di Rebecca — per le fotografie ufficiali della mostra, fonte Pirelli HangarBicocca / Andrea Rossetti.

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