
Pitigliano: la Piccola Gerusalemme scolpita nel tufo che accolse gli ebrei cacciati dal Papa
Quando alla fine del Cinquecento Roma espulse gli ebrei dallo Stato Pontificio, qualche centinaio di famiglie trovò rifugio in un borgo della Maremma toscana che sorgeva su uno sperone di tufo arancione. Cinque secoli dopo, Pitigliano è ancora lì: la sinagoga del 1598, il forno delle azzime, il bagno rituale, e una comunità sostanzialmente scomparsa che però ha lasciato una memoria intatta.
Uno sperone di tufo arancione
Pitigliano si vede da molto lontano. È un paese costruito su uno sperone di tufo arancione che si stacca dalla collina circostante con pareti verticali alte trenta metri. Le case sono attaccate al bordo. Da sotto sembra che siano sospese, in equilibrio precario. Da sopra (ci si arriva da una strada in salita che gira attorno al borgo), si scopre che le case stanno effettivamente sospese: il tufo sotto è scavato da cantine, cisterne, magazzini, e l'intera collina è cava al suo interno.
È questa la struttura che ha permesso a Pitigliano di funzionare come rifugio. Una piccola città fortificata naturalmente, con un solo accesso, magazzini sotterranei capienti, e una comunità di poche migliaia di persone che ha imparato a convivere con il vuoto sotto i piedi.
Il Papa caccia, Pitigliano accoglie
Fra il 1555 e il 1593, tre bolle papali (Cum nimis absurdum di Paolo IV nel 1555, Hebraeorum gens di Pio V nel 1569, Caeca et obdurata di Clemente VIII nel 1593) espulsero progressivamente gli ebrei dallo Stato Pontificio. Migliaia di famiglie si trovarono senza casa: quelle che potevano si trasferirono a Roma o ad Ancona (le uniche città dello Stato Pontificio dove gli ebrei rimanevano ammessi, dentro al ghetto); altre cercarono territori vicini più tolleranti.
La Contea di Pitigliano, allora indipendente sotto la signoria degli Orsini, era una di queste. Diverse famiglie ebree si trasferirono lì alla fine del Cinquecento, trovando un signore tollerante e una posizione strategica vicina al confine con lo Stato Pontificio. Nel 1598 venne consacrata la sinagoga, ancora oggi al suo posto originale. Quando nel 1608 la Contea fu assorbita dal Granducato di Toscana sotto i Medici, gli ebrei furono autorizzati a restare. Nel 1622 Cosimo II istituì formalmente il Ghetto, riconoscendo quello che già esisteva di fatto.
Il quartiere ebraico oggi
Il ghetto di Pitigliano occupa una piccola rete di vicoli e stradine scavati nel tufo, attorno alla sinagoga. La visita guidata, organizzata dall'Associazione "La Piccola Gerusalemme", attraversa cinque luoghi:
- La sinagoga del 1598, restaurata negli anni Novanta dopo decenni di abbandono. Aron sacro originale, panche in legno, donne separate in tribuna
- Il bagno rituale (mikveh), scavato nel tufo, alimentato dall'acqua piovana raccolta dalle cisterne
- Il forno delle azzime (matzah), dove ancora oggi durante Pasqua ebraica si producono per la comunità
- La cantina kasher, dove si producono vini certificati: il Bianco di Pitigliano kosher è uno dei pochi DOC italiani prodotti secondo rito ebraico
- Il museo ebraico, in piccoli locali sotterranei, con oggetti rituali, manoscritti, documenti d'archivio
A pieno regime, nel Settecento, la comunità contava circa 400 persone su 2.500 abitanti: il 15-20% della popolazione. Dopo l'emancipazione napoleonica i numeri crebbero. Poi declinarono progressivamente con le emigrazioni del Novecento. Oggi a Pitigliano vivono pochissimi ebrei praticanti, ma il patrimonio rimane curato grazie ai discendenti e a una rete di studiosi.
Le Vie Cave: l'Italia prima dei romani
Pitigliano fa parte di un triangolo etrusco con Sovana e Sorano. Tre borghi sul tufo, distanti pochi chilometri, tutti costruiti sopra le rovine di insediamenti etruschi del settimo-sesto secolo avanti Cristo. La loro caratteristica più spettacolare sono le Vie Cave: corridoi scavati a mano nel tufo, profondi fino a venticinque metri, larghi a volte appena un metro, lunghi centinaia di metri.
Non si sa con certezza a cosa servissero. Le ipotesi attuali sono tre: vie di comunicazione fra città etrusche, passaggi rituali religiosi, opere idrauliche per il drenaggio. Probabilmente tutte e tre. Camminare in una Via Cava — la Cava del Gradone è quella più accessibile da Pitigliano — significa muoversi in uno spazio dove la luce arriva solo dall'alto, le pareti sono fredde anche d'estate, e ogni passo risuona. È una delle esperienze più disorientanti dell'Italia centrale.
Come arrivarci, dove dormire
- Da Roma: 160 km via A1 fino a Orvieto, poi SS74 — 2 ore
- Da Firenze: 220 km via A1 fino a Chiusi-Chianciano, poi SP54 e SS74 — 2h30
- Da Grosseto: 80 km via SS322 — 1h30
- Treno: stazioni più vicine Albinia (50 km) o Orvieto (40 km), poi autobus
Dormire: il borgo ha B&B nelle case del tufo, alberghi a 3 stelle con vista, e fra Pitigliano e Sovana diversi agriturismi nella campagna maremmana. Da combinare obbligatoriamente con Sovana (la più piccola, la più etrusca) e Sorano (la più verticale).
Dati pratici
- Quando: tutto l'anno; estate calda (porta acqua per le Vie Cave), inverno con possibile nebbia spettacolare
- Dove: Pitigliano (GR), Toscana, Maremma
- Costo visita ghetto: 5 euro intero, 3 euro ridotto, include sinagoga e museo
- Vino kosher di Pitigliano: vendita diretta presso la Cantina Sociale di Pitigliano
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