Fontanellato: nel 1977 Borges suggerì a Franco Maria Ricci di costruire un labirinto di bambù — quarant'anni dopo è il più grande del mondo, a sei chilometri dalla Camera dipinta dal Parmigianino a ventun anni
reportageEmilia-Romagna

Fontanellato: nel 1977 Borges suggerì a Franco Maria Ricci di costruire un labirinto di bambù — quarant'anni dopo è il più grande del mondo, a sei chilometri dalla Camera dipinta dal Parmigianino a ventun anni

In pianura padana, fra Parma e Cremona, un paese di duemila abitanti tiene insieme due cose che nessun'altra località italiana ha messo accanto: la prima opera matura del Parmigianino — gli affreschi di Diana e Atteone del 1524 nella Rocca Sanvitale — e il Labirinto della Masone, otto ettari di bambù aperti nel 2015 da un editore di libri d'arte che voleva onorare Borges.

O
OtiumWeek EditorialRivisto e approvato
· 27 maggio 20266 min di lettura

Una telefonata da Buenos Aires, 1977

Nel 1977, l'editore e collezionista parmense Franco Maria Ricci — fondatore della casa editrice FMR, l'editore italiano dei libri d'arte più belli del secondo Novecento — invita Jorge Luis Borges a Milano per la presentazione di un volume. Lo scrittore argentino, già ottantenne e quasi cieco, accetta. Cenano insieme. Parlano di labirinti.

Borges, autore de "Il giardino dei sentieri che si biforcano" e de "La biblioteca di Babele", conosce ogni labirinto della letteratura mondiale. Ricci, che da decenni colleziona arte e progetta libri-monumento, gli confida un sogno: costruire un labirinto. Vero. Vegetale. Il più grande del mondo.

Borges gli risponde con una frase che Ricci ricorderà per il resto della vita: "Allora deve essere di bambù. Il bambù è la pianta dei labirinti: cresce in fretta, è sempreverde, ed è eterna come la matematica."

Trentotto anni dopo, nel maggio 2015, in un campo a pochi chilometri da Fontanellato — provincia di Parma, pianura padana, otto ettari di terra — apre al pubblico il Labirinto della Masone: il più grande labirinto al mondo, composto interamente da circa trentamila piante di bambù di venti specie diverse, alcune alte fino a quindici metri. Borges era morto da ventinove anni. Ricci aveva ottantun anni.

Il labirinto di Pier Carlo Bontempi

L'architettura del Labirinto della Masone è firmata da Pier Carlo Bontempi — uno degli ultimi architetti italiani che lavorano in stile neoclassico contemporaneo, allievo dichiarato di Étienne-Louis Boullée, Jean-Jacques Lequeu, Claude-Nicolas Ledoux e Giovanni Antonio Antolini (tutti architetti francesi e italiani fra Sette e Ottocento, che immaginavano architetture geometriche pure, neoclassiche al limite del visionario).

Il complesso non è solo un labirinto: è una cittadella culturale di settemila metri quadri, con biblioteca, museo della collezione Ricci (oltre 500 opere dal Cinquecento al Novecento, da Annibale Carracci a Hayez a Ligabue), archivio storico della casa editrice FMR, caffetteria, ristorante, bookshop e una piazza centrale a pianta classica con piramide — pensata, ovviamente, in omaggio a Boullée.

La pianta del labirinto è quella romana — non quella medievale unicursale a spirale, ma il modello dell'antichità romana a percorsi multipli, con incroci, vicoli ciechi, scelte. Per attraversarlo da entrata a uscita servono in media 25-30 minuti. Chi si perde, può sempre invocare il personale. Nessuno è ancora rimasto dentro tutta la notte.

Franco Maria Ricci è morto il 10 settembre 2020, a 82 anni. Il Labirinto è oggi gestito dalla Fondazione Franco Maria Ricci. Aperto tutto l'anno tranne il martedì.

Sei chilometri a sud: la Rocca Sanvitale, dal 1124

Lasciato il Labirinto, sei chilometri a sud, si arriva al centro storico di Fontanellato. Il paese — duemila abitanti in tutto — si stringe attorno alla sua Rocca Sanvitale, uno dei pochi castelli italiani completamente circondato da un fossato pieno d'acqua, ancora oggi. L'acqua del fossato proviene dalle stesse risorgive che alimentano i fontanili della Bassa Parmense — da cui il nome del paese.

La Rocca è del XII secolo (la prima struttura è del 1124), ampliata fra Tre e Quattrocento dai Sanvitale — una delle grandi famiglie feudali del parmense, che governarono Fontanellato come piccolo principato fino al 1948. Quando l'ultima contessa Sanvitale, Maria Albertina Sanvitale, cedette il castello al Comune nel 1948, era una delle ultime rocche italiane ancora abitata dalla famiglia originaria. Ottocentoventiquattro anni di continuità dinastica.

Oggi la Rocca è visitabile in tour guidato (€8). Si attraversa il ponte sul fossato, si entra nell'atrio, si sale al piano nobile. E al piano nobile c'è una stanza piccola, alta, voltata, completamente affrescata. È il capolavoro che vale il viaggio.

La Camera di Diana e Atteone (Parmigianino, 1524)

Nel 1524, Francesco Mazzola — che la storia chiamerà Parmigianino — ha ventun anni. È nato a Parma nel 1503, è già un prodigio (Vasari scriverà: "Parea non un giovane di vent'anni, ma uno spirito antico"). Quell'anno Galeazzo Sanvitale, conte di Fontanellato, gli commissiona la decorazione di una piccola saletta privata della Rocca, destinata alle stanze di sua moglie Paola Gonzaga.

Parmigianino accetta. Affresca soffitto a vela e pareti con il mito di Diana e Atteone, ripreso dalle Metamorfosi di Ovidio (libro III): il cacciatore Atteone sorprende per caso la dea Diana e le sue ninfe mentre fanno il bagno in un bosco; Diana, offesa, lo trasforma in cervo; e i cani da caccia di Atteone, non riconoscendolo, lo sbranano.

Quello che Parmigianino dipinge a Fontanellato non è una semplice illustrazione. È una delle prime opere mature della maniera parmigianinesca: figure allungate, eleganza serpentinata, colori freddi (azzurri, verdi pallidi, bianchi argentei), composizioni che anticipano di vent'anni il Manierismo internazionale. Il soffitto è organizzato come un pergolato vegetale dipinto, con i tondi narrativi inseriti fra rami di alloro e putti — un'invenzione iconografica che diventerà standard nel decorativismo nobiliare cinquecentesco.

La saletta è piccola: tre metri per quattro. Si entra in cinque persone alla volta. La luce è bassa per proteggere i pigmenti. Il personale chiede silenzio. Vale dieci minuti di contemplazione.

Subito dopo Fontanellato, Parmigianino partirà per Roma (1524-1527), dove farà la Madonna dal collo lungo e l'Autoritratto in specchio convesso — opere che lo renderanno celebre. Ma a Fontanellato resta la sua prima opera assoluta da maestro, ancora freschissima, ancora intatta. Cinquecentodue anni dopo, è uno dei segreti meglio custoditi dell'arte italiana.

Il Teatro Storico di Fontanellato

Dietro la Rocca, sulla stessa piazza, c'è un piccolo Teatro Storico Comunale — del 1872, capienza 200 posti, perfettamente conservato, con palchetti in legno laccato bianco e dorato. Ospita stagioni di prosa e concerti da camera. Vale una sosta se la programmazione è attiva (controllare sul sito del Comune).

A pochi minuti a piedi, la Chiesa di Santa Croce custodisce una pala d'altare attribuita a Francesco Boccaccino, fine Cinquecento.

Quando andare

Stagioni migliori:

  • Aprile-giugno: clima ideale, labirinto verde brillante (il bambù è sempreverde ma in primavera è al massimo), giro in mezz'ora senza affaticarsi
  • Settembre-ottobre: vendemmia nei dintorni, ristoranti pieni di tartufo bianco e funghi, foliage nei boschi vicini
  • Mostre temporanee al Museo Ricci: cambiano due-tre volte all'anno, controllare sul sito ufficiale fondazionefrancomariaricci.org

Da evitare:

  • Luglio-agosto: caldo umido tipico padano (35°C, 80% umidità), zanzare nei pressi del fossato della Rocca, labirinto torrido per due-tre ore centrali
  • Pioggia battente: il labirinto rimane aperto ma la visita perde molto

Come arrivarci

  • Da Parma: 23 km via SP10 — 25 minuti in auto
  • Da Milano: 110 km via A1 (uscita Parma o Fidenza) — 1h15
  • Da Bologna: 100 km via A1 — 1h
  • Treno: stazione di Fontanellato sulla linea Parma-Cremona, fermata a 10 minuti a piedi dal centro. Per il Labirinto serve auto o taxi (il Labirinto è 6 km fuori dal paese, in località Masone)
  • Auto: parcheggi gratuiti sia al Labirinto sia in piazza a Fontanellato

Da combinare con: Parma città (la Camera di San Paolo del Correggio, il Duomo, il Battistero), Soragna con la Rocca Meli Lupi, Busseto (paese di Verdi, 20 km), Salsomaggiore Terme.

Dove mangiare

Fontanellato è nel cuore della Food Valley: Parmigiano-Reggiano DOP, Prosciutto di Parma DOP, Culatello di Zibello DOP, Tortelli d'erbetta, Spalla cotta. Caseifici visitabili nei dintorni (Roncadella, Pradella) per visite guidate alla mungitura e degustazione, generalmente al mattino (6:30-9:00) su prenotazione.

Ristoranti consigliati nel raggio di 10 km:

  • Antica Osteria Ardenga (Diolo di Soragna): cucina parmigiana tradizionale, 1 Stella Michelin, €60-90 a pasto
  • Trattorie locali di Fontanellato: tortelli d'erbetta, anolini in brodo, vitello rosa, €30-45

Dove dormire

  • Albergo Stendhal (Fontanellato centro): boutique nel paese, €100-160/notte
  • Agriturismi nei dintorni: €70-120/notte, spesso con piscina, parmigiano fatto in casa
  • Combinare con Parma: hotel di livello medio €90-160, alta gamma €180-300

Dati pratici

  • Dove: Fontanellato (PR), pianura della Bassa Parmense, Emilia-Romagna
  • Quando: aprile-giugno e settembre-ottobre le stagioni migliori
  • Cosa visitare: Rocca Sanvitale + Camera di Parmigianino (€8 con visita guidata), Labirinto della Masone (€20 adulti, €10 ridotto), Teatro Storico
  • Tempo: una giornata intera per coprire Rocca + Labirinto + pranzo + caseificio. Mezza giornata se solo Labirinto

Questo articolo è stato generato con l'ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e successivamente revisionato, verificato e approvato dalla redazione di OtiumWeek. In conformità con l'AI Act dell'Unione Europea (Regolamento UE 2024/1689, Art. 50), informiamo i lettori che il contenuto è prodotto con tecnologie AI. La responsabilità editoriale resta della redazione di OtiumWeek.it.