
Calcata: il borgo che il regime fascista voleva abbandonato, e che gli hippy hanno salvato dagli anni Sessanta
Nel 1935 un decreto dichiarò Calcata pericolante e ne ordinò l'evacuazione. Gli abitanti si trasferirono nella nuova Calcata costruita due chilometri più in là. Il borgo vecchio sul tufo restò vuoto per trent'anni. Poi, negli anni Sessanta, arrivarono gli artisti olandesi, belgi, tedeschi e americani. Comprarono le case a un prezzo simbolico e oggi Calcata Vecchia esiste ancora.
Un decreto del 1935
Il 22 marzo 1935 il regime fascista emise un decreto che dichiarava il borgo di Calcata pericolante e ordinava ai suoi 800 abitanti di trasferirsi. Lo sperone di tufo su cui sorgeva — alto circa cento metri, sospeso sopra la Valle del Treja — stava cedendo ai bordi. Il rischio crollo era considerato imminente. Lo Stato finanziò la costruzione di una Calcata Nuova due chilometri a est, su terreno solido.
Il trasferimento durò trent'anni. Negli anni Cinquanta la maggior parte degli abitanti se n'era andata. Il borgo vecchio era praticamente vuoto: una manciata di anziani che non avevano voluto traslocare, e le case chiuse, alcune già rovinose, altre semplicemente abbandonate.
Poi accadde qualcosa che il decreto non aveva previsto.
Gli artisti arrivano
Negli anni Sessanta, scaduta la prima scadenza del decreto e non rinnovata, alcune persone iniziarono a guardarsi attorno. Il borgo era spettacolare, le case costavano niente, la posizione su uno sperone di tufo era cinematografica, e gli sgomberi erano formalmente decaduti. I primi furono artisti europei — olandesi, belgi, tedeschi — che cercavano spazi a basso costo nei dintorni di Roma. Comprarono case per cifre simboliche, le restaurarono, e iniziarono a viverci.
Negli anni Settanta arrivarono gli americani — pittori, scultori, ceramisti, alcuni reduci dalla controcultura californiana. Negli anni Ottanta gli italiani — pochi, ma di un certo tipo: editori, registi, scrittori, gente con una sensibilità per "il luogo intatto". Ogni decennio una nuova ondata, sempre piccola, mai più di una decina di persone alla volta.
Oggi a Calcata Vecchia vivono circa settanta persone stabilmente. Una scuola elementare non c'è (i bambini vanno a Calcata Nuova). Le case sono state restaurate quasi tutte. Le botteghe — gallerie, atelier, librerie, una macelleria che è anche bar, un caffè-libreria, un piccolo teatro — sono gestite quasi tutte dai residenti stessi. Ci sono due ristoranti aperti tutto l'anno, uno solo durante l'estate, e diversi B&B in case scavate nel tufo.
La Reliquia che non c'è più
Per cinque secoli, dal 1527 al 1983, Calcata custodì una delle reliquie più discusse della Chiesa: il Santissimo Prepuzio — secondo la tradizione, il prepuzio di Gesù conservato dopo la circoncisione. Era custodito in una teca d'argento nella chiesa parrocchiale, esibito in processione il 1° gennaio. Nel 1983 fu rubato. Non è mai stato ritrovato. Le indagini si fermarono presto: il Vaticano, da decenni imbarazzato dalla reliquia, non insistette.
Oggi a Calcata si parla poco della Reliquia. La chiesa è ancora lì — piccola, romanica, fra le case sul bordo dello sperone — ma serve a una comunità diversa. C'è chi celebra Halloween in maschera, chi organizza serate di poesia tantrica, chi tiene corsi di meditazione vipassana. Il rapporto della Calcata di oggi con il sacro è disinvolto, multiconfessionale, e profondamente diverso da quello del paese fascista del 1935.
Cosa vedere
Calcata si visita in mezza giornata. Il borgo intero è pedonale (parcheggi all'esterno). Si entra dalla porta medievale, ci si trova nella piccola Piazza Vittorio Emanuele II con la chiesa parrocchiale e la fontana. Da lì si dirama una decina di vicoli che vanno tutti verso il bordo dello sperone. Da ogni belvedere si vede la Valle del Treja sotto, con i suoi calanchi di tufo e i boschi.
Da non perdere:
- Le botteghe degli artisti lungo via dell'Annunziata
- Il Granarone, antico magazzino comunale trasformato in spazio culturale
- L'Opera Bosco, museo di arte ambientale nella valle (5 minuti a piedi), opere di scultori contemporanei dialoganti con il bosco
- I belvedere sulla Valle del Treja, particolarmente al tramonto
- La macelleria-bar La Grotta del Macellaio, fenomeno locale: si entra per la porchetta, si esce dopo due ore avendo discusso di filosofia con il proprietario
Come arrivarci
- Da Roma: 40 km a nord, A1 uscita Magliano Sabina o Civita Castellana, poi SP25 o SP44 — 50 minuti senza traffico
- Treno + autobus: linea Roma-Viterbo fino a Civita Castellana, poi autobus per Calcata Nuova
- Da Viterbo: 40 km a sud-est via SS675 — 45 minuti
- Da Orvieto: 60 km — 1 ora
Parcheggio: a Calcata Nuova (gratuito) o nei piazzali appena fuori Calcata Vecchia (a pagamento i weekend, ~2 euro/ora). Il borgo vecchio è raggiungibile solo a piedi, 10 minuti di salita.
Dati pratici
- Quando: tutto l'anno; weekend di primavera e autunno sono i più suggestivi. Estate piena ad agosto. Inverno tranquillo ma molte botteghe chiuse
- Dove: Calcata Vecchia (VT), Lazio, Tuscia
- Eventi clou: festival d'arte a maggio-giugno, Halloween (uno dei più sentiti d'Italia), Festa del Solstizio d'estate
- Cosa non perdere: una passeggiata serale al Belvedere di Calcata per vedere il borgo illuminato dal basso, con la luna sopra la Valle del Treja
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