Stintino e Asinara: la spiaggia che la Repubblica volle proteggere nel 2017, e l'isola che fu carcere di massima sicurezza fino al 1998, dove ora vivono solo i suoi asini bianchi
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Stintino e Asinara: la spiaggia che la Repubblica volle proteggere nel 2017, e l'isola che fu carcere di massima sicurezza fino al 1998, dove ora vivono solo i suoi asini bianchi

Sulla punta nord-ovest della Sardegna, un borgo di mille e cinquecento abitanti che fino al 1885 non esisteva. Fu fondato in un giorno da centinaia di pescatori cacciati di forza dall'isola di Asinara perché il Regno d'Italia voleva trasformarla in lazzaretto e colonia penale. Per centotredici anni quei pescatori guardarono il loro paese natio diventare il carcere dei brigatisti e dei mafiosi più pericolosi d'Italia. Poi, nel 1997, la chiusero. E nel 2017 anche la loro spiaggia, La Pelosa, fu chiusa per troppo amore.

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OtiumWeek EditorialRedazione + AI · Rivisto e approvato
AI-assistito· 30 giugno 20266 min di lettura

Il fondatore involontario: il Regno d'Italia, 1885

Stintino non esiste sulle mappe italiane prima del 25 agosto 1885. Quel giorno, 45 famiglie di pescatori e pastori sbarcano in mezza Sardegna nord-occidentale, dopo essere state forzatamente evacuate dall'isola di Asinara. Hanno ricevuto un decreto firmato in nome del re Umberto I: lasciare l'isola entro tre mesi. Il motivo: il governo italiano ha deciso di trasformare l'Asinara in lazzaretto sanitario (per la quarantena dei marinai infetti da colera e peste, in arrivo dal Sud America) e successivamente in stabilimento penale di massima sicurezza.

Le famiglie protestano. Sono lì da generazioni. Ma il decreto è inappellabile. Vengono trasferite sulla punta opposta del golfo dell'Asinara, in uno spazio chiamato "S'Isthuntinu" (in sardo: "il pertugio", lo stretto). Non c'è nulla. Costruiscono case, una chiesa, un porto. Battezzano il paese "Stintino" — la pronuncia italianizzata.

Centotredici anni dopo — il 22 dicembre 1997 — l'ultimo detenuto è trasferito altrove. Il carcere chiude. E gli abitanti di Stintino, vecchi e nuovi, ricominciano a guardare l'Asinara non più come la loro casa perduta, ma come la propria potenziale risorsa turistica. È quasi un secolo dopo la deportazione forzata. Ora il sangue dei loro avi può tornare a guardare l'isola.

La Pelosa: limite di 1.500 accessi al giorno

Quattro chilometri a nord di Stintino c'è La Pelosa. Una spiaggia di sabbia bianca finissima, larga trecento metri, con acqua caraibica — verde-azzurra trasparente — di profondità che cresce dolcemente. Il fondale è completamente sabbioso, niente alghe né scogli; in mezzo, a circa cento metri dalla riva, una torre aragonese del 1578 (Torre della Pelosa) che fu costruita per avvistare i corsari barbareschi.

Dagli anni Novanta, La Pelosa è una delle dieci spiagge più fotografate del Mediterraneo. Numero di visitatori giornalieri nel periodo 2010-2015: stimato in 8.000-10.000 persone nei giorni di punta di agosto. La sabbia veniva letteralmente portata via dai turisti (qualche granello attaccato all'asciugamano), gli scarichi liquidi delle creme solari modificavano la flora batterica del mare, l'erosione marina si era accelerata di 30 anni.

Nel 2017 il Comune di Stintino, sotto la spinta dell'Associazione Stintino e del CNR, introduce un sistema rivoluzionario per l'Italia:

  1. Prenotazione obbligatoria online o all'app Pelosa Stintino
  2. Massimo 1.500 accessi al giorno (dimezzato rispetto a prima)
  3. Tassa di accesso: €3,50 per i non residenti
  4. Vietato uso di asciugamani su sabbia (obbligo stuoie traspiranti)
  5. Vietato fumare in spiaggia
  6. Obbligo doccia prima dell'ingresso in acqua (creme solari)

Il modello funziona: erosione fermata, sabbia stabile, acqua tornata a Bandiera Blu ogni anno dal 2018. Altri comuni italiani lo hanno copiato (Cala Mariolu in Sardegna, Cala dei Gabbiani a Ponza, Cala Goloritzé). La Pelosa è oggi il modello di accesso sostenibile alle spiagge italiane.

Pratica 2026: prenotare almeno due settimane prima nei mesi di luglio-agosto via pelosastintino.it. Per le visite primaverili (maggio-giugno) e autunnali (settembre), la prenotazione resta utile ma non sempre obbligatoria. Aperture: 1 giugno - 30 settembre.

Asinara: 1885-1998, il carcere e i suoi ospiti

Quando il Regno d'Italia espropriò l'Asinara nel 1885, la trasformò inizialmente in lazzaretto sanitario. Durante la Prima Guerra Mondiale (1915-18) divenne campo di concentramento per prigionieri austro-ungarici: vi morirono di stenti e tifo oltre 7.000 prigionieri in tre anni.

Nel 1975 il governo italiano la riconvertì in carcere di massima sicurezza. La motivazione era pratica: in Sardegna, lontana dalla terraferma, in un'isola di 51 km² accessibile solo via mare, controllata da motovedette della Marina Militare. Impossibile fuggire. Impossibile farsi raggiungere da complici.

I detenuti ospitati nei 23 anni di funzionamento del carcere includono i nomi più pesanti della cronaca giudiziaria italiana:

  • Totò Riina — capo di Cosa Nostra, condannato all'ergastolo nel 1993, trasferito ad Asinara prima del 41-bis
  • Bernardo Provenzano — successore di Riina, ospite negli anni Settanta
  • Raffaele Cutolo — capo della Nuova Camorra Organizzata
  • Renato Curcio — fondatore delle Brigate Rosse, internato negli anni Settanta
  • Alberto Franceschini — anche lui BR
  • Brigate Rosse, terroristi neri, alcuni latitanti di Cosa Nostra di seconda fila

Il regime carcerario era brutale. Detenuti in celle individuali, con visite ai parenti una volta al mese, un'ora di aria al giorno in cortili separati. Le strutture erano sparse in otto diramazioni sull'isola, ognuna con un nome specifico (Campo Faro, Trabuccato, Stretti, ecc.).

Il 23 dicembre 1997 entra in vigore il D.L. che chiude la struttura. Il 22 dicembre 1998 è ufficialmente legge: l'Asinara è dichiarata Parco Nazionale. L'ultimo detenuto era partito mesi prima.

Gli asinelli bianchi: i veri abitanti

Quando i pescatori di Stintino furono espulsi nel 1885, sull'isola rimasero gli asini. Ma non asini qualunque: asini bianchi albini, una mutazione genetica rarissima documentata solo in Asinara. Si pensa che la prima coppia di asini albini sia stata portata sull'isola da un nobile sardo del XVIII secolo, e che la mutazione si sia poi fissata per endogamia (sull'isola gli asini si sono incrociati fra loro per 300 anni).

Oggi gli asinelli bianchi dell'Asinara sono una razza protetta riconosciuta dal Ministero. Sono circa 100 esemplari allo stato libero, distinguibili da quelli grigi (anche presenti sull'isola, circa 150) per il mantello bianco panna, gli occhi azzurri o rossastri, e la pelle rosa sotto il pelo. Non vedono bene al sole pieno (l'albinismo riduce la melanina), e nei mesi estivi si rifugiano spesso all'ombra delle macchie di lentisco.

Si possono vedere nelle visite organizzate al Parco. L'incontro tipico avviene nei pressi di Cala Reale o di Cala d'Oliva (le ex strutture carcerarie). Sono mansueti ma timidi: non vanno toccati, non avvicinati con cibo, non disturbati. È vietato dargli da mangiare (dieta delicata).

Visitare l'Asinara

L'Asinara è oggi Parco Nazionale. Si visita solo in giornata con traghetto da Stintino o Porto Torres + tour organizzato (a piedi, in 4×4, in bici, in carrozza, in barca). Non si può dormire sull'isola se non in due strutture autorizzate (Cala Reale - Ostello Asinara, e Cala d'Oliva).

Operatore principale: Asinara Service o Linea Marittima Veloce (entrambe partono dal porto di Stintino). Costo medio: €60-90 per il giro completo dell'isola (mezza giornata, 5-6 ore), traghetto + bus/4×4 inclusi.

Cosa si vede nel tour:

  • Cala Reale — l'ex casa coloniale, oggi sede del Parco e centro visite
  • Cala d'Oliva — vecchio borgo dei pescatori (oggi ostello)
  • Castellaccio — la fortezza spagnola del XVI secolo sulla collina più alta
  • Reale Diramazione — ex carcere principale (visitabile solo dall'esterno per ora)
  • Cala Sabina — spiaggia bianca con asini al pascolo

Quando andare

Stagioni migliori:

  • Maggio-giugno: clima ideale, niente folla, gli asini si vedono spesso al pascolo, prezzi normali, mare già a 19-22°C
  • Settembre-ottobre: stagione perfetta, acqua ancora calda (24-22°C), tramonti splendidi sulla punta della Sardegna

Da evitare:

  • Luglio-agosto centrale: Stintino è invaso, La Pelosa difficile da prenotare, traghetti per Asinara pieni, ristoranti carissimi
  • Inverno: borgo in buona parte chiuso, traghetti Asinara solo su richiesta gruppi

Come arrivarci

  • Da Alghero (aeroporto): 56 km via SS291 — 1h
  • Da Porto Torres: 28 km via SS131 — 35 minuti (Porto Torres è alternativa per il traghetto per Asinara)
  • Da Sassari: 35 km — 40 minuti
  • Da Cagliari: 246 km — 2h45 (lungo!)
  • Auto: imprescindibile. Stintino è un borgo, ma La Pelosa e dintorni richiedono mezzi propri
  • Traghetto per Asinara: da Stintino (preferibile), 20 minuti, andata e ritorno €15-20

Dove mangiare e dormire a Stintino

Specialità:

  • Cassola (zuppa di pesce alla stintinese)
  • Spaghetti con le arselle (vongole locali)
  • Bottarga di muggine (Stintino è centro produttivo)
  • Cipolle di Banari (DOP regionale)

Ristoranti consigliati:

  • Silvestrino (via Tonnara) — pesce locale fresco, dal 1979 — €40-65
  • Maremosso (via Sassari) — ricci e cassola tipica — €35-55

Dove dormire:

  • B&B nel borgo: €80-150/notte
  • Hotel sulla costa con piscina: €150-280
  • Resort di Capo Falcone: €250-450/notte (alta stagione)

Dati pratici

  • Dove: Stintino (SS), nord-ovest Sardegna
  • Quando: maggio-giugno e settembre-ottobre i migliori; luglio-agosto solo prenotando tutto in anticipo
  • Cosa visitare: La Pelosa (prenotazione obbligatoria, €3,50), Asinara (tour €60-90), borgo di Stintino, MuTSP (Museo della Tonnara, €5)
  • Tempo: due giorni minimi. Un giorno bagno + borgo + cena, un giorno completo per Asinara

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